Da febbraio 2026 i Cammini d’Italia sono ufficialmente regolati da una legge nazionale: la Legge n. 24/26.
Può sembrare un dettaglio tecnico.
In realtà è un passaggio storico.
Per la prima volta il camminare – lento, consapevole, umano – entra in una cornice normativa che ne riconosce il valore culturale, spirituale, paesaggistico e sociale.
Ma cosa significa davvero per chi sceglie di mettersi in cammino?
La nuova legge non parla semplicemente di “percorsi”. Parla di esperienza, cura e futuro.
- Valorizzazione dei borghi e delle aree interne
Il cammino come modo concreto per far vivere paesi, comunità e luoghi “fuori rotta”, sostenendo accoglienza e territorio. - Tutela del paesaggio e dell’ambiente
Camminare diventa anche una forma di rispetto: attraversare senza consumare, conoscere senza invadere. - Turismo lento, sostenibile e diffuso
Non un evento “mordi e fuggi”, ma un ritmo diverso: tappe, stagioni, incontri. Un turismo che distribuisce valore lungo il percorso. - Benessere psicofisico e corretti stili di vita
La legge riconosce il cammino come pratica che fa bene: movimento, respiro, tempo, disconnessione. - Accessibilità (anche con soluzioni pratiche)
Non solo “principio”: si parla di rendere i cammini fruibili anche a persone con disabilità, con attenzione concreta all’accessibilità. - Qualità dell’accoglienza
Il cammino non è solo traccia GPS: è anche ospitalità, cura di chi arriva, chiarezza delle informazioni, presenza di servizi lungo il percorso.
Una Banca Dati Nazionale dei Cammini (mappa + informazioni utili)
Viene istituita una Banca Dati dei Cammini d’Italia presso il Ministero del Turismo: una mappa digitale che integra informazioni sulle principali caratteristiche dei cammini, pensata per “orientare il potenziale fruitore” (cioè aiutare davvero chi deve scegliere e organizzarsi).
Per chi cammina significa poter consultare informazioni più chiare su tappe, caratteristiche del percorso, servizi presenti e livello di organizzazione.
Standard di qualità: non burocrazia, ma cura
E vengono definiti standard di qualità che i cammini dovranno rispettare per essere inseriti: sicurezza, segnaletica, manutenzione, accessibilità e anche criteri/linee guida legati alla banca dati (inserimento, sospensione, aggiornamento).
Non è burocrazia.
È una dichiarazione di responsabilità.
Significa dire che il cammino non è improvvisazione, ma cura.
Nei prossimi anni la differenza la farà la capacità di offrire un’esperienza coerente, sicura e rispettosa del territorio lungo tutto il percorso, non solo in singoli tratti.
Se ami camminare, questa legge può tradursi in qualcosa di molto concreto.
Può significare:
- Percorsi più chiari e meglio segnalati
Meno dubbi, meno deviazioni “a intuito”: più continuità e orientamento lungo le tappe. - Maggiore attenzione alla sicurezza
Non solo “bei paesaggi”: l’idea è che un cammino debba essere fruibile in modo affidabile, con criteri comuni. - Informazioni più trasparenti e facili da trovare
Con una banca dati nazionale, l’obiettivo è avere dati e caratteristiche essenziali in modo più chiaro per scegliere e organizzarsi. - Un’esperienza più coerente dall’inizio alla fine
Standard condivisi vogliono dire meno “tratti perfetti alternati a tratti trascurati”: più omogeneità lungo il percorso. - Più attenzione all’accoglienza e ai servizi
Il cammino non è solo una linea sulla mappa: è anche ospitalità, punti di sosta, collegamenti, supporto al camminatore. - Accessibilità più concreta
L’orizzonte è rendere i cammini più inclusivi, pensando anche a chi ha esigenze diverse di mobilità. - Una rete nazionale che dialoga, invece di frammentarsi
Coordinamento e linee guida aiutano a creare una visione comune, senza lasciare tutto al caso o alle sole iniziative locali.

Il turismo lento non è più una nicchia romantica.
Diventa una scelta riconosciuta e sostenuta a livello istituzionale.
E questo rafforza anche la credibilità dell’esperienza del cammino come spazio di trasformazione personale, di ascolto, di incontro.
Uno dei punti centrali della Legge n. 24/26 è la definizione di standard comuni.
Questo passaggio è importante.
Perché nei prossimi anni la differenza non la farà solo “avere un percorso”, ma come quel percorso viene custodito, accompagnato, raccontato e vissuto.
La qualità non sarà più solo una promessa.
Sarà una responsabilità.
E questo riguarda tutti: organizzatori, territori, comunità locali.

Chi crede nel cammino come esperienza profonda sa che non si tratta solo di chilometri.
Si tratta di relazione con il territorio. Di rispetto per i luoghi attraversati. Di attenzione alle persone. Di cura dell’esperienza, dall’accoglienza alla guida.
Il Cammino del Perdono “Sui Passi di Celestino” è un cammino interregionale di circa 214 km tra Abruzzo e Molise, da L’Aquila fino a Sant’Angelo Limosano, luogo natale di Pietro del Morrone, poi Papa Celestino V.
Non è solo un itinerario: è un attraversamento consapevole di borghi, valli, eremi e paesaggi appenninici che custodiscono una memoria spirituale e culturale profonda.
Camminare qui significa entrare nei territori con rispetto, non “di passaggio”, ma dentro la loro storia. Significa rallentare, ascoltare, riconoscere la forza silenziosa dei luoghi celestiniani e delle comunità che li abitano.
I principi che oggi trovano spazio nella Legge Cammini d’Italia 2026 (n. 24/26) — turismo lento, valorizzazione culturale, accessibilità, qualità dell’accoglienza — sono gli stessi che da sempre ispirano i cammini costruiti con consapevolezza e responsabilità verso il territorio.
Non una semplice traccia da seguire, ma un’esperienza da custodire.
In questo senso, la nuova legge non cambia l’essenza del camminare.
La riconosce.
La legge è entrata in vigore.
Nei prossimi mesi verranno definiti i decreti attuativi che renderanno operativa la Legge n. 24/26 e stabiliranno le modalità di inserimento nella Banca Dati dei Cammini d’Italia.
Sarà una fase delicata e importante: il momento in cui i cammini italiani dovranno dimostrare coerenza, qualità organizzativa e visione.
Per chi ha sempre lavorato mettendo al centro l’esperienza del camminatore e l’amore per il territorio, questa è un’occasione di consolidamento.
Non di rincorsa.

Camminare oggi significa scegliere tempo invece di fretta.
Ascolto invece di rumore.
Profondità invece di superficie.
La Legge sui Cammini d’Italia (n. 24/26) riconosce ufficialmente il valore di questa scelta.
E forse il senso più bello di questa nuova fase è proprio questo:
il cammino non è più solo una pratica individuale. È una visione condivisa.
Se desideri vivere un’esperienza organizzata con cura, attenzione e rispetto per i luoghi attraversati, puoi scoprire le prossime date del Cammino del Perdono 👇




Ottima iniziativa, mi sfugge un aspetto, la manutenzione dei sentieri che andranno a costituire la rete dei cammini a carico di chi sarà?
Fino ad oggi è eseguita gratuitamente su base volontaria, dalle sezioni CAI locali, ed ora?
Grazie
Ciao Stefano,
grazie per la domanda.
La questione della manutenzione dei sentieri è ancora aperta, e per un motivo preciso: il decreto attuativo della L.24/2026 — quello che dovrebbe tradurre la legge in obblighi concreti, inclusa la governance dei cammini — non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
L’ultimo atto ufficiale è il decreto catalogo del 17 aprile 2026. La scadenza legale per il decreto attuativo era il 26 aprile 2026: siamo già oltre i due mesi e mezzo di ritardo.
Finché il decreto non arriva, molte delle domande che poni — chi mantiene i sentieri, chi certifica i percorsi, chi risponde in caso di problemi — restano senza risposta formale.
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