🔥 Fuoco del Morrone 2025
Sui Passi di Celestino V – Cammino del Perdono tra storia, spiritualità e comunità
Anche quest’anno il Fuoco del Morrone torna a illuminare le valli d’Abruzzo, attraversando luoghi sacri, borghi autentici e cuori accesi di speranza. Dal 16 al 23 agosto 2025, il Cammino del Perdono rinnova la sua fiamma viva: un viaggio spirituale e simbolico che unisce pellegrini, volontari e comunità sotto il segno della pace e della riconciliazione.
✨ Un fuoco che racconta una storia
Il Fuoco del Morrone affonda le sue radici nel XIII secolo, quando Pietro Angelerio – divenuto Papa Celestino V – camminò da eremita e poi da pontefice tra queste montagne, portando con sé un messaggio rivoluzionario: il perdono.
Oggi quel fuoco arde ancora, percorrendo sentieri, piazze e chiese, accendendo lucerne, cuori e coscienze. Ogni tappa del cammino è occasione di incontro, preghiera e memoria viva.
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Nel programma troverai:
- Date, orari e luoghi di tutte le tappe
- Attività culturali e religiose
- Luoghi simbolici da visitare
- Eventuali spettacoli e incontri serali
📍 Luoghi simbolici del Cammino 2025
Eremo di Sant’Onofrio al Morrone: luogo di partenza, sacro a Celestino V
L’eremo di Sant’Onofrio al Morrone, arroccato come un nido d’aquila sulla parete rocciosa del monte, fu il rifugio di Pietro Angelerio (futuro Celestino V) per anni di preghiera e contemplazione.
Da questa solitudine sospesa sulla Valle Peligna, nell’alba del 25 luglio 1294, l’umile eremita lasciò la sua cella in sella a un asino per intraprendere il viaggio che lo avrebbe condotto fino all’Aquila, dove sarebbe stato incoronato Papa.

L’eremo, incastonato nella roccia a 637 m di quota, domina il panorama sottostante e sembra gareggiare in audacia con i rapaci che sorvolano il Morrone.
I pellegrini che vi salgono attraverso il ripido sentiero – tra gradini scavati nella pietra e strapiombi vertiginosi – avvertono il fascino di un luogo fuori dal tempo.
Qui Celestino V trascorreva le sue giornate in preghiera, tra l’oratorio affrescato del Duecento e la piccola grotta che gli fungeva da cella.
Proprio da questo santuario isolato partì il corteo storico ricordato come il “Magnifico Corteo”: Pietro del Morrone, accompagnato da re Carlo II d’Angiò e da una folla crescente di fedeli, scese dall’eremo verso la storia.
Oggi, ogni 16 di agosto, all’Eremo di Sant’Onofrio si rinnova quel momento epico: viene accesa la Lucerna del Cammino del Perdono e da essa il Fuoco del Morrone, la fiaccola che darà inizio alla staffetta sacra.
In un suggestivo crepuscolo estivo, la piccola luce accesa nella quiete dell’eremo divampa in una fiamma millenaria, segno che il viaggio del perdono ha avuto inizio.

Badia Morronese: culla spirituale e storica del Fuoco
Veduta aerea dell’Abbazia di Santo Spirito al Morrone (Badia Morronese) presso Sulmona, vasta e silenziosa: fu la “casa madre” dell’Ordine dei Celestini, fondata proprio da Pietro del Morrone sulle pendici del monte Morrone
Poco più in basso dell’eremo, ai piedi della montagna, sorge l’Abbazia di Santo Spirito al Morrone, nota come Badia Morronese.
Questo imponente complesso – con la sua monumentale chiesa barocca e i chiostri racchiusi da mura fortificate – fu fondato intorno al 1268 dall’eremita Pietro da Morrone.
Dopo anni di vita solitaria, infatti, Pietro accolse sempre più seguaci desiderosi di abbracciare la sua regola di austerità e preghiera; nacque così la Congregazione dei Celestini, e la Badia ne divenne la casa madre.
Nel 1293 l’abbazia fu elevata a sede dell’Abate Generale dell’ordine e proprio qui, l’anno seguente, re Carlo II d’Angiò venne a cercare l’eremita per condurlo alla corona papale.
Si narra che Pietro fosse restio a lasciare il suo amato Morrone, tanto che il re dovette insistere: infine l’eremita acconsentì, dando prova di grande umiltà.
Oggi la Badia Morronese rappresenta una culla storica e spirituale del Fuoco del Morrone. È da questo luogo, già impregnato dell’eredità di Celestino V, che il Cammino del Perdono muove i primi passi comunitari.
Dopo l’accensione iniziale all’eremo, la fiaccola sacra scende infatti a valle e passa idealmente il testimone alla Badia: è qui, nel piazzale alle pendici del Morrone, che i partecipanti si radunano prima di inoltrarsi verso le città e i villaggi. La maestosa abbazia – un tempo silenziosa dimora di monaci – vede ora le sue antiche pietre rischiararsi alla luce tremula delle fiaccole.
Il Fuoco del Morrone, partito dalla solitudine della montagna, viene consegnato al mondo, accolto dalla comunità radunata all’ombra della Badia. Questo passaggio simboleggia il legame tra la spiritualità contemplativa di Celestino e la missione civile del perdono: dal raccoglimento dell’eremo alla condivisione con il popolo, il cammino è ormai tracciato.
Cattedrale di S. Panfilo (Sulmona): primo arrivo solenne
Portale monumentale
Scolpito nella pietra come un canto eterno, il portale della Cattedrale di San Panfilo a Sulmona accoglie i pellegrini con la sua maestosità gotica. Le statue, i rilievi e l’arco ogivale raccontano secoli di fede e storia. È da qui che molti partono o sostano, con il cuore colmo di attesa e il passo lento di chi cerca la luce del perdono.

Lasciata la quiete della montagna, la fiaccola giunge a Sulmona, patria di Ovidio e antica città peligna, dove trova il suo primo approdo solenne.
Il suono festoso delle campane accoglie il Fuoco del Morrone presso la Cattedrale di San Panfilo, il duomo cittadino. Questo evento segna l’ingresso del cammino nella vita della città: le autorità religiose attendono sull’ampio sagrato, i fedeli si raccolgono con emozione mentre i tedofori portano la fiamma sacra all’interno della chiesa.
È un momento ricco di significato: proprio nella cattedrale di Sulmona, infatti, si conserva una parte del cuore di San Pietro Celestino. Nella cappella dedicata a Celestino V sono custodite anche sue vesti originali, il crocifisso ligneo che lo accompagnava all’eremo e persino la catena penitenziale usata dal Santo.
Queste reliquie, custodite con devozione, testimoniano lo speciale legame tra Sulmona e l’eremita diventato Papa.
All’interno della cattedrale, davanti alla lucerna del Cammino del Perdono che ora arde anche qui, viene celebrato un rito di preghiera e di ringraziamento.
Le fiammelle delle candele si moltiplicano tra le navate mentre la comunità di Sulmona accoglie il messaggio di pace portato dal Fuoco.
L’arcivescovo ricorda ai presenti l’esempio di Celestino V, la sua rinuncia alle ricchezze terrene e il dono straordinario della Bolla del Perdono. Proprio Celestino, infatti, nel settembre 1294 concesse per la prima volta nella storia un’indulgenza plenaria a tutta l’umanità, senza distinzione – un atto rivoluzionario in un’epoca in cui il perdono era spesso “monetizzato”.
Quella Bolla introduceva i concetti di pace, solidarietà e riconciliazione universale, ponendo le basi lontane di ciò che sarebbe divenuta la tradizione dei Giubilei.
Ascoltando queste parole sotto le volte antiche di San Panfilo, i presenti rivivono l’emozione di quando Celestino, da quel breve pontificato, irradiò un messaggio di speranza destinato a durare nei secoli.
Dopo la cerimonia in cattedrale, il corteo del fuoco prosegue per le vie di Sulmona. Scortata dagli sbandieratori e dalle confraternite locali, la fiaccola fa una sosta presso il Monumento a San Pietro Celestino, un’elegante statua in bronzo che raffigura il Santo patrono con in mano il libro della regola monastica. È un breve omaggio che la città gli tributa: di fronte alla sua effigie, il fuoco si inchina simbolicamente a colui che ne è l’ispiratore. Infine, al calar del sole, la staffetta celestiniana lascia Sulmona tra applausi e canti, diretta verso le montagne e le vallate che separano la conca peligna dall’Aquilano.

Chiesa di S. Pietro Celestino (Bagnaturo): accensione della lucerna
🔥 Accensione della Lucerna del Cammino – Bagnaturo
Nella foto, la sindaca accende il tripode cerimoniale con la Fiaccola del Morrone davanti alla Chiesa di San Pietro Celestino. È il gesto simbolico che segna l’inizio del Cammino del Perdono, tra canti, benedizioni e la partecipazione della comunità.
Accanto alla sindaca, in prima linea, c’è Padre Quirino, anima spirituale e instancabile promotore di questo rito. Con il suo sguardo pacato e la tonaca francescana, ha accompagnato per anni questo gesto simbolico che apre il pellegrinaggio verso la pace.
Nel buio, la luce della fiamma sembra parlare: è un fuoco che unisce, ricorda, rinnova.
❤️ A lui va il nostro pensiero più grato e affettuoso: continueremo a camminare anche per te.
Prima di addentrarsi nei monti, il Cammino compie una tappa significativa a Bagnaturo, località rurale tra Sulmona e Pratola Peligna.
Qui sorge la Chiesa di San Pietro Celestino, un piccolo santuario di campagna intitolato proprio al santo Papa eremita.
È un luogo semplice, amato dalla devozione popolare: all’interno, una statua di Celestino V veglia sull’altare, ricordando con volto sereno il passaggio terreno del santo.
La sera del 16 agosto, Bagnaturo diventa scenario di un momento altamente simbolico: l’arrivo della Fiaccola del Morrone e l’accensione della Lucerna del Cammino del Perdono al suo interno.
Immaginiamo la scena: è notte fonda, le torce dei tedofori guizzano nel buio mentre il corteo raggiunge la chiesetta di pietra.
La comunità locale è riunita sul sagrato in attesa. Quando la fiaccola giunge, un tripudio di luce rischiara l’oscurità: viene acceso un tripode cerimoniale all’aperto, e poi – entrando in chiesa – la fiamma va ad alimentare la lampada votiva che brillerà dinanzi all’altare.
Quella lampada, la Lucerna del Perdono, rimarrà accesa come segno tangibile del passaggio del Fuoco del Morrone: una piccola scintilla che continuerà a brillare anche dopo che la staffetta ripartirà.
All’interno della chiesa di San Pietro Celestino, intanto, si celebrano riti di benedizione e canti. Le autorità civili firmano la Pergamena delle Perdonanze locali, un documento simbolico con cui ogni comunità rinnova il proprio impegno nei valori di pace e perdono.
I ragazzi del luogo leggono brani della “Nuova Bolla Celestiniana”, un messaggio di riconciliazione tra i popoli ispirato allo spirito di Celestino V.
È un momento toccante: in questo piccolo villaggio, la figura di Celestino V è più viva che mai, celebrata non solo come personaggio storico ma come ideale di semplicità e fratellanza.
La notte a Bagnaturo si conclude in silenzio, con la sosta notturna del Fuoco del Morrone custodito dai volontari.
Nell’aria freme ancora l’emozione: il viaggio proseguirà l’indomani, portando quella luce in altre terre, ma intanto ogni famiglia di Bagnaturo sa di avere una “lucerna del perdono” accesa anche per loro.
Villa Sant’Angelo, Onna, Paganica, Fossa, Monticchio, Pianola…: tappe simboliche di un’umanità in cammino
🌙 Cerimonia notturna a Onna – La Luce della Memoria
Nel silenzio della sera, Onna si illumina di volti e speranza. Bambini, ragazzi, famiglie: la comunità si stringe attorno al Fuoco del Morrone per onorare la memoria e custodire la pace. È una tappa carica di significato, dove la fiaccola diventa preghiera silenziosa e promessa di rinascita.

Dalle gole e dai borghi della Valle Subequana, il Cammino del Perdono sconfina nella conca aquilana, terra segnata da antiche memorie e da ferite recenti.
In questa parte finale del percorso, la fiaccola attraversa alcuni paesi divenuti simbolo della sofferenza e della rinascita collettiva: Villa Sant’Angelo, Onna, Paganica, Fossa, Monticchio, Pianola.
Queste località, colpite duramente dal terremoto del 2009, rivivono oggi grazie anche alla forza delle loro comunità.
Il Fuoco del Morrone giunge in ciascun paese come un abbraccio luminoso: non è solo una cerimonia, ma un incontro tra la storia spirituale di Celestino e la storia umana di chi ha conosciuto il dolore e ha saputo rialzarsi.
Nel borgo di Villa Sant’Angelo, ad esempio, la fiaccola arriva nella piazza principale e accende la lucerna del perdono davanti agli occhi commossi degli abitanti.
Qui, come altrove, si tiene una piccola celebrazione: il parroco locale impartisce la benedizione, i sindaci scambiano parole di speranza, e anche in questo paese viene firmata la pergamena della Perdonanza locale.
Questi gesti si ripetono, come un ritornello, in ogni tappa successiva. Ma ogni villaggio aggiunge il proprio significato unico.
Onna, in particolare, è un luogo dal forte valore simbolico: epicentro di lutti nel 2009, è divenuto anche il centro ideale della rinascita.
Non a caso, nel 2024 per il quindicesimo anniversario del sisma, proprio a Onna venne presentato il programma del Fuoco del Morrone, definendola un “luogo iconico… al centro di quello che è stato il cratere del terremoto”.
Il passaggio della fiaccola da Onna è dunque un momento carico di memoria: quando, al tramonto, la lucerna del perdono viene accesa nella Chiesa di San Pietro Apostolo ricostruita, si percepisce un ideale passaggio di consegne tra le vittime di ieri e le nuove generazioni di oggi.
Emblematico è stato vedere, in un’edizione recente, due ragazzi nati proprio nel 2009 correre come ultimi tedofori fino a Collemaggio, portando la fiaccola della pace.
Quell’immagine di giovani nati dal dolore che portano la luce nel futuro incarna alla perfezione il senso di questo cammino.
A Paganica, popolosa frazione ai piedi del Gran Sasso, il Fuoco del Morrone fa tappa doppia: la mattina presso la piccola chiesetta di San Pietro Celestino (segno di quanto il culto del santo sia diffuso in queste terre), e poi al Santuario della Madonna d’Appari, incastonato nella roccia lungo un torrente.
Qui, tra i boschi profumati, la fiamma del Morrone si unisce alle preghiere per la Vergine, in uno scenario naturale di rara bellezza. I
n serata Paganica accoglie di nuovo la fiaccola nella Villa Comunale, tra bandiere e costumi medievali.
Si accende un tripode anche qui e l’intero paese partecipa alla festa sotto le stelle. È l’ultima notte del fuoco fuori dalle mura dell’Aquila: dalle pendici del Gran Sasso, il bagliore si vede ormai fino alla città.
All’alba dell’ultimo giorno, la staffetta riparte da Paganica col cuore colmo di incontri. Passa per Bazzano, dove si uniscono fedeli della piana di Navelli e degli Altopiani di Barisciano; raggiunge Monticchio, ai margini della città, sostando davanti al monumento ai Caduti; quindi sale a Civita di Bagno, antico castello, e infine approda a Pianola, sulle colline affacciate sull’Aquila.
Pianola è l’ultimo avamposto: da qui la vista spazia sulla città capoluogo, con le sue torri e cupole.
In piazza, l’accensione dell’ultimo tripode e le preghiere conclusive preparano l’ingresso trionfale del Fuoco in città.
I figuranti in costume storico, i rappresentanti di tutti i paesi attraversati e le autorità si compattano in un unico, lungo corteo.
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Ogni giorno condivideremo:
- Reel e video dal percorso
- Micro-interviste a pellegrini e volontari
- Dettagli simbolici: mani che sorreggono il fuoco, piedi stanchi ma felici, volti illuminati dalla fede
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🔥 Perché partecipare?
Camminare insieme al Fuoco del Morrone significa:
✨ Ritrovare il senso di comunità e condivisione
✨ Vivere un’esperienza spirituale autentica
✨ Riscoprire le radici culturali dell’Abruzzo
✨ Portare luce e pace nei luoghi e nelle persone
🕯️ Quando il Fuoco del Morrone brucia, la Valle dell’Aterno risplende di unità e rinnovamento.
👣 Unisciti dove e quando vuoi
La partecipazione è libera e spontanea:
puoi unirti al corteo in qualsiasi tappa,
seguire il Fuoco anche solo per un tratto,
partecipare alle funzioni religiose,
alle accensioni delle lucerne,
e ai momenti di incontro con le comunità.
🏛️ Organizzato da:
Movimento Celestiniano, Il Cammino del Perdono e il Centro Studi Celestiniani,
con il supporto dei Comuni della Valle dell’Aterno, delle associazioni locali
e dei cittadini tutti — che ogni anno rendono possibile questo piccolo grande miracolo.
Un evento che nasce dal basso, cresce con l’impegno di molti
e continua a illuminare le nostre terre con il fuoco della fede, della memoria e della speranza.
✅ Evento gratuito e aperto a tutti. Puoi unirti anche solo per una tappa.
✨ Vivi ogni passo, ogni fiamma, ogni sosta. Sui passi di Celestino, il perdono è un cammino che continua.




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