Cose da vedere lungo il cammino

Ci saranno mille cose da vedere lungo il Cammino del Perdono, alcune di queste non puoi assolutamente perderle, quindi abbiamo pensato di raccogliere in questa pagina quelle che, secondo noi, sono assolutamente da considerare. Buona lettura e buona programmazione del vostro “Cammino“.

BASILICA DI SANTA MARIA DI COLLEMAGGIO

Il Cammino del Perdono
Il Cammino del PerdonoL'Aquila - Basilica di Collemaggio

LA BASILICA DI COLLEMAGGIO

sorge su una zona collinare della città dell’Aquila, al centro tra Porta Bazzano e il Tratturo Magno e fu costruita nel 1288 per volere di Pietro da Morrone, che sarà poi incoronato Papa con il nome di Celestino V nella basilica stessa.

Elementi caratteristici della basilica

La sua facciata è la massima espressione dell’architettura abruzzese, è rivestita di pietra locale bianca e rosa incastonata in un gioco di croci e rombi, in armonia con lo sfondo dei monti.

Il portale principale è caratterizzato da archi concentrici a tutto sesto impostati su due pilastri e tabernacoli, mentre la lunetta possiede un affresco della Madonna con bambino. Il portale fu rinnovato in stile gotico nel XIV secolo, mentre quelli laterali sono invece in stile neo-romanico.

Sulla parete sinistra della basilica è presente la Porta Santa, legata alle celebrazioni della Perdonanza Celestiniana, durante la quale i fedeli che l’attraversano ottengono l’indulgenza plenaria soltanto se veramente pentiti.

L’elemento caratterizzante della pavimentazione di Collemaggio è il labirinto, un insieme di sei cerchi concentrici posti al centro della basilica.

Attualmente, nell’abside di destra sono riposte le spoglie di papa Celestino V, giunte all’Aquila nel 1327. Il mausoleo che ospita il sepolcro venne invece costruito nel 1517, poco dopo la realizzazione di quello di San Bernardino nell’omonima basilica.

LA BASILICA E I TERREMOTI

Dopo il terremoto del 1315 ci fu il completamento della chiesa, con i finanziamenti del nobile Camponeschi.

Con il sisma del 1349, oltre a ricostruire tutte le strutture danneggiate, ci furono il prolungamento dell’abside maggiore verso la scarpata del colle, la creazione del pavimento dicromo e l’inserimento di monofore a tutto sesto e trilobate.

Nel 1703 il Grande Terremoto devastò il presbiterio, ma i monaci iniziarono immediatamente la ricostruzione con l’aiuto di maestranze altamente specializzate.

A causa del terremoto del 6 aprile 2009, la basilica ha dovuto subire la ristrutturazione e il consolidamento delle murature, delle superfici voltate e del colonnato.

Questo lungo processo, che ha permesso la riapertura della basilica al pubblico nel 2017, ha visto coinvolti anche il Politecnico di Milano, la Sapienza di Roma, l’Università dell’Aquila e la Soprintendenza dell’Aquila.

LA PERDONANZA CELESTINIANA

La basilica di Collemaggio è protagonista assoluta della Perdonanza Celestiniana, istituita il 29 agosto 1294 da Celestino V, giorno in cui fu incoronato papa, con l’emanazione della Bolla pontificia Inter sanctorum solemnia, con la quale concesse l’indulgenza plenaria a tutti coloro che, confessati e comunicati, fossero entrati nella basilica dai vespri del 28 agosto a quelli del 29.

La prima celebrazione del Perdono avvenne nel 1295 nonostante i contrasti con il nuovo papa Bonifacio VIII che aveva emanato una nuova bolla per annullare quella di Celestino V. Infatti, i cittadini decisero di rispettare il dettato della Bolla del Perdono, che avevano conservato e che quindi non apparteneva più alla Chiesa.

Così la Bolla fu portata in corteo dal palazzo comunale alla basilica per essere mostrata ai fedeli. Da quel momento il 28 agosto questa cerimonia accompagnò il rito solenne religioso e diventò un evento importante per pellegrini e mercanti.

La Perdonanza acquisì maggiore rilievo nel 1327, quando le spoglie di Celestino V furono portate nella basilica di Collemaggio.

Tuttavia per secoli si celebrò soltanto la funzione religiosa e la cerimonia del corteo cadde in disuso, fino a quando nel 1983 il sindaco della città dell’Aquila ripristinò il corteo storico per portare il documento di Celestino V dalla Torre civica di Palazzo Margherita alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio.

Attualmente le festività hanno luogo durante tutta la settimana che precede l’apertura della Porta Santa e il 12 dicembre 2019 la Perdonanza Celestiniana è stata ufficialmente iscritta nella “Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità”.

FONTECCHIO

Il comune è situato nella valle dell’Aterno, all’interno del Parco naturale regionale Sirente-Velino, area naturale protetta.

Fu fondato da popoli italici, ma nonostante i siti archeologici della località “Il Castellone”, non si sa con certezza quali furono tra Vestini, Sanniti, Marsi, e Peligni. Dell’epoca romana furono ritrovati il basamento del tempio di Giove, la cisterna nel cortile e la torre del Palazzo Corvi, la pavimentazione in laterizio nella chiesa del Convento di San Francesco. Il borgo vero e proprio si costituì per difendersi dalle invasioni barbariche e durante il Medioevo respinse molti assedi, tra cui quello del 1648 delle truppe spagnole.

Secondo la leggenda, durò cinquanta giorni, fino a quando la Marchesa Corvi lo liberò sparando, dal suo palazzo, un colpo contro il capo degli assalitori. Ancora oggi ogni sera, per ricordare la vittoria, l’orologio della Torre batte cinquanta rintocchi.

Tra le architetture religiose troviamo: la Chiesa di Santa Maria della Pace del XVIII secolo, a pianta rettangolare con facciata sobria e un campanile a torre; il Convento di San Francesco d’Assisi, costruito nel XIII secolo, arricchito con affreschi medievali giotteschi lungo le pareti e affreschi con storie di Maria Maddalena nel chiostro; l’ex Chiesa di San Nicola, oggi conservata come un sito archeologico perché non fu ricostruita dopo il terremoto di Avezzano del 1915; la Chiesa della Madonna delle Grazie in stile rinascimentale.

Tra le architetture civili spiccano la Torre dell’orologio e il Castello baronale Corvi. La prima è una parte della vecchia cinta muraria, ha mura spesse che poggiano su una base rocciosa, ed ha pianta parallelepipeda. È dotata di feritoie e caditoie e di un orologio rinascimentale. Inoltre l’arco gotico contiene un affresco della Madonna col Bambino. Il castello Corvi, invece, è una dimora fortificata, con portico quattrocentesco e dopo l’assedio spagnolo diventò la residenza della famiglia Corvi.

È affascinante anche il complesso in Piazza del Popolo, costituito da un muro con edicola votiva ornata da un affresco della Madonna col Bambino tra angeli, e da una fontana trecentesca a vasca circolare usata un tempo dai mastri delle botteghe. Quest’ultima ha al centro una colonna circolare con figure vegetali e umane, dalle cui bocche escono le cannelle, che termina con una lanterna ottagonale a finestrelle gotiche.

Sono ancora presenti le porte della cinta muraria: Porta Castello, presso il palazzo Corvi, con arco a tutto sesto; la Porta dei Santi, inglobata nella torre dell’orologio; la Porta da Piedi, contenuta in un piccolo edificio nella parte bassa del paese; la Porta dell’Orso, in stile gotico.

Nei pressi del centro storico si trova l’Oasi di Fontecchio, con un centro visita, un’area per la fauna selvatica e una zona picnic.

Il Cammino del Perdono
Il Cammino del PerdonoL'Aquila - Fontecchio
Il Cammino del Perdono
Il Cammino del PerdonoL'Aquila - Castelvecchio Subequo

CASTELVECCHIO SUBEQUO

Il piccolo paese sorge su una collinetta ai piedi del monte Sirente ed è ricco di monumenti medievali, rinascimentali e barocchi, nonché di siti archeologici.

Le sue antiche origini paleocristiane sono avvalorate dal ritrovamento delle catacombe di Colle Moro e dalla presenza di pavimenti musivi, resti di un tempio dedicato ad Ercole, terme, acquedotti, fortificazioni e numerosi reperti scultorei, monete, anfore e gioielli.

Castelvecchio Subequo era l’antica Superaequum, una delle tre capitali dei Peligni, mentre con i Longobardi assunse il nome di Onuffolo, che perse in età normanna.

In seguito diventò feudo di numerose famiglie come i conti di Celano, i Piccolomini, i Colonna, i Baroni Pietropaoli, i Colabattista e del principe Urbano Barberini.

Nel 1296 San Francesco passò per il borgo e fu ospitato dai conti di Celano nel castello di Gagliano Aterno, e la sua successiva presenza, fino al 1222, fece avviare la costruzione di un convento, terminato nel 1261.

In seguito fu ampliata la chiesa attigua al convento, consacrata nel 1288, raro esempio di architettura francescana su tre navate. In fondo alla navata di destra c’è la cappella gotica di San Francesco contenente affreschi del Trecento sugli episodi salienti della sua vita.

Nel Settecento la struttura subì trasformazioni che ne alterarono il suo stato originale, riportato alla luce dal restauro del 1931, ma fu arricchita dal pregiato altare maggiore in ebano, alto 8 metri, corredato di 27 statue lignee, commissionato dai Pietropaoli.

Nei secoli la chiesa e il convento hanno ricevuto doni che costituiscono il Tesoro di San Francesco, tra cui: la Pasquarella, una statuetta in argento del 1412; un cofanetto in stagno del XIV secolo; sei reliquari d’argento e rame dorato del XV secolo, una croce d’altare d’argento dorato del 1403; un reliquario di scuola sulmonese del XIV secolo.

Ancora oggi la devozione a San Francesco d’Assisi è molto sentita, anche per la presenza secolare in paese dei frati Minori Conventuali, e ogni anno il borgo festeggia con riti religiosi e civili che si svolgono il 16 e 17 settembre (Stimmate) e il 3 e 4 ottobre (Transito), attirando anche numerosi pellegrini.

Le altre architetture religiose sono: la Chiesa di San Giovanni Battista ed Evangelista, tardo-barocca; la Chiesa di Sant’Agata del 1114 costruita sopra un complesso termale, contenente un affresco della santa con i simboli del suo martirio e al cui esterno si trova una fonte trecentesca dove si celebra il rito taumaturgico nel giorno di Sant’Agata; la Chiesa di San Rocco, seicentesca in stile tardo romanico; la Chiesa di Santa Elisabetta di origini medievali, con un portale che mescola nella cornice elementi barocchi a bassorilievi romani.

Tra i palazzi più antichi troviamo Palazzo Lucchini – Ginnetti, rinascimentale-settecentesco, Palazzo Giorgi, in stile gotico, e Palazzo Catellato, che fu la principale fortificazione del borgo, con l’esterno settecentesco.

RAIANO

L’EREMO DI SAN VENANZIO

A Raiano è possibile visitare l’eremo di San Venanzio collocato in una splendida posizione tra le pareti dell’omonima gola interamente circondato da vegetazione.

Non si hanno notizie certe sulla sua costruzione, ma di certo il suo nome compare già in bolle papali quali quella di Adriano IV nel 1156, o quella di Lucio III del 1183.

Alcuni studiosi avevano addirittura ipotizzato che l’eremo fosse stato costruito intorno al XII secolo, ma il fatto che manchino dei resti medievali e un’analisi più approfondita lasciano supporre che invece sia nato nel ‘400 o poco più tardi.

Di sicuro intorno al 1600 ci sono state delle opere di restauro molto evidenti soprattutto nella diversità di materiale impiegato per compierle.

ACQUEDOTTO

L’Antico acquedotto che attraversa le Gole di San Venanzio interamente scavato nella roccia, a mezza costa lungo la pendice del monte, è un’opera ingegnosa e affascinante.

Databile a prima dell’Età Imperiale, era il canale di approvvigionamento delle acque che da Molina, in Valle Subequana, giungeva a Corfinio, dove in epoca romana fu coniata una moneta che riportava per la prima volta la parola “ITALIA” nome con cui fu ribattezzata la città di Corfinio.

La stradina di servizio che fiancheggia l’acquedotto, scavata nella roccia, è il primo antico attraversamento tra la Valle Peligna e la Valle Subequana.

PITTURE RUPESTRI

Nel cuore della Riserva delle Gole di San Venanzio è possibile visitare delle pitture rupestri, graffiti realizzati dall’uomo primitivo nelle grotte e nei luoghi in genere dove si rifugiavano.

Venivano realizzate con le dita o con pennelli rudimentali. I colori utilizzati sono a base minerale come l’ocra o il carbone.

Il Cammino del Perdono
Il Cammino del PerdonoL'Aquila - Raiano
Il Cammino del Perdono
Il Cammino del PerdonoL'Aquila - Sulmona

SULMONA

EREMO DI SANT’ONOFRIO AL MORRONE

L’Eremo, risalente al XIII secolo, è oasi di pace e spiritualità, ospita la grotta che fu il primo umile rifugio dell’eremita Pietro da Morrone.

Al suo interno i pellegrini vi compivano un rito antico e “apotropaico” per guarire, dai dolori articolari giacendo per qualche istante sulla spelonca rocciosa che fu il giaciglio del santo eremita. Dal suo straordinario belvedere la vista domina la magnifica abbazia di Santo Spirito al Morrone, lo storico campo di prigionia 78 e l’intera Valle Peligna.

L’Abbazia di Santo Spirito al Morrone ha rappresentato per secoli il più importante e celebre insediamento della Congregazione dei Celestini nonché il fulcro della vita culturale, religiosa e civile di un vasto territorio.

Il complesso monumentale, che occupa una superficie di 16.600 mq., sorge a soli 5 km dal centro di Sulmona in località Badia.

Nel Corso dei secoli l’Abbazia ha subito varie fasi di ampliamento fino ad arrivare agli importanti interventi a seguito del terremoto del 1706.

L’attuale impianto è composto da una monumentale chiesa settecentesca e da un imponente monastero che si articola su cinque cortili interni, tra maggiori e due minori.

L’Abbazia ha cambiato diverse destinazioni d’uso, vi si svolgono visite guidate, conferenze, eventi espositivi e concerti che stanno trasformando il complesso in un centro propulsore di cultura.

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